mercoledì 8 ottobre 2014

Il mio nemico

I capitali hanno da sempre individuato un nemico in chi esercitava un controllo, chi imponeva norme e leggi, chi richiedeva tasse - lo Stato.
Il modello liberal-democratico ha rappresentato il passaggio da una forma di governo di tipo assolutista o al massimo plebiscitario, nella quale il popolo continuava ad essere suddito di chi lo governava, soggetto ad ogni arbitrio del potere, ad una nuova architettura, che definiva con maggiore chiarezza dei confini non oltrepassabili dallo Stato, per non violare le inalienabili libertà individuali. Queste libertà andavano estese anche alle  "persone giuridiche", con l'intenzione di rompere i monopoli millenari, i protezionismi e il mercantilismo (la Germania ancora non ha imparato bene il concetto, leggetevi questo post a proposito) delle monarchie e di creare il "libero mercato". Così si passo` dallo schiavismo legale a quello "del lavoratore salariato": lo Stato si intrometteva poco, i capitalisti sfruttavano i propri lavoratori fino all'ultima goccia di vitalità e le condizioni erano disumane. Ma ben presto cominciarono le lotte, le rivendicazioni, la coscienza di classe, e piano piano anche le conquiste. E così dalla seconda meta` dell'ottocento in avanti vi fu un faticoso, ma continuo progresso, con interruzioni e regressioni e grandi guerre. La massima accelerazione di questo avanzamento vi fu nel secondo dopoguerra, con una notevole riduzione delle disuguaglianze, accettate dal capitale perché si trattava di un periodo di grandi ricostruzioni e profitti e inoltre i lavoratori andavano tenuti buoni, per paura di nuove rivoluzioni d'ottobre.

Ma col finire degli anni 70 il boom post-bellico andava esaurendosi (e le crisi petrolifere avevano dato un contributo), il margine di profitto si riduceva di conseguenza - era necessario trovare nuove vie e riprendere l'attacco al grande nemico - lo Stato.
Ronald Reagan e ancor di più Margaret Thatcher hanno assestato colpi decisivi, anche fortemente simbolici, allo Stato:

«Stanno scaricando i loro problemi sulla società. E come sapete, la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie. E il governo non può fare niente se non attraverso le persone, e le persone devono guardare per prime a sé stesse. È nostro dovere badare prima a noi stessi e poi badare anche ai nostri vicini. Le persone pensano troppo ai diritti senza ricordarsi dei doveri, perché non esiste un diritto se prima qualcuno non ha rispettato un dovere» (Margaret Thatcher, 31.10.1987)

Abbasso i diritti allora! Così è cominciata una seconda liberazione, il capitale poteva tornare alla caccia spregiudicata dei profitti. Erano necessari strumenti per facilitare questa inversione di marcia, in primis la diffamazione dello Stato. Stato corrotto, Stato spendaccione, Stato ladro, Stato illiberale. Vizi in parte reali e da risolvere, ma non certo demolendo il pubblico in favore del privato.
E ora i sacrifici richiesti ai paesi europei più in crisi vengono motivati con l'eccesso di debito pubblico, quando ormai nessuno in buona fede dovrebbe affermare che la crisi in cui ci troviamo dipenda dai debiti degli stati. Invece ancora molti ci fanno credere che sia così, per continuare a chiedere di consolidare i bilanci, fare austerità, tagliare spesa, tagliare servizi, tagliare diritti, tagliare salari, e lasciare libertà - libertà di scorribanda allo sfruttamento ed al profitto.

Eppure addirittura il vice-presidente della BCE, Vitor Constancio, scavalca a sinistra alcuni presunti compagni italiani, forse non rendendosi conto dell'importanza di queste parole, affermando come la crisi sia imputabile ad un eccesso di debiti privati, mentre solo dopo la sua esplosione, per salvare il sistema privato, i debiti sono diventati pubblici.
Secondo la migliore tradizione neo-liberista, si socializzano le perdite.

Quindi indigniamoci pure contro i politici corrotti e inetti, contro le inefficienze, contro gli sprechi, contro gli abusi, ma non forniamo questi argomenti a chi ne approfitta per demolire lo Stato, in nome di interessi che vengono da lontano e mirano a distruggere definitivamente i residui di giustizia sociale e democrazia che tentano ancora di sopravvivere. 
E non confondiamo la modernità con la restaurazione, la rottamazione con il disfacimento. Si è "cambiato verso" in peggio più di trent'anni fa. Sarebbe il caso, invece di proseguire, di ricambiareverso.

Non lo Stato, ma chi lo svuota di significato è il mio nemico.

1 commento: