domenica 19 ottobre 2014

Parole di sinistra a Londra

Con grande curiosità, da osservatore attento, sono andato ad ascoltare l'incontro organizzato da Left Unity, il nuovo partito di sinistra britannico (sinistra non per finta - potete trovare i video ufficiali qui, mentre la mia galleria di foto scadenti qui). Ken Loach è tra i padri nobili di questa iniziativa - i suoi film hanno da sempre per protagonista la parte più emarginata della società, la working class, in un paese nel quale, al di la delle disuguaglianze di per sé notevoli, il classismo è ancora molto vivo. Ma di lotta di classe non si può più parlare, i sindacati sono stati devastati da anni di thatcherismo, poi è arrivato Tony Blair a dare il colpo di grazia definitivo alla sinistra.
Nulla di sorprendente purtroppo, in tutta Europa i partiti social-democratici diluiscono l'ideologia nel grande mare del libero mercato.


Una gran varietà di volti diversi, giovani, anziani ex-figli dei fiori, insospettabili signori distinti, rasta e treccine, sudamericani che paiono arrivare direttamente dai grandi movimenti di massa bolivariani, reperti del passato, ragazzi portatori di tablet e iphone, senza apparenti sensi di colpa (non c'è scampo, appena fuori dal King's College, sull'intera parete del cinema IMAX campeggia un'enorme pubblicità della Apple).

L'auditorium è pienissimo, siamo in Inghilterra, le misure di sicurezza si rispettano, nessuno può stare in piedi. La speaker si scusa per l'inizio in ritardo (solo 10 minuti...). Si parte col manifesto di Left Unity, "We are socialist, feminist, environmentalist and anti-austerity...".

Il primo a parlare è Eduardo Maura, attivista del nuovo movimento spagnolo Podemos. La loro esperienza parte dagli Indignados, che hanno affollato le strade spagnole tre anni fa. La loro sfida attuale è cambiare un paese. È il primo a parlare di Partito Unico, che ha sostituito il classico duopolio laburisti-conservatori. Ormai le politiche dei maggiori partiti si equivalgono e la confidenza nel sistema, considerato completamente corrotto, è crollata. Non sto parlando dell'Italia, sono le parole di Eduardo sulla Spagna, che pure ci suonano molto familiari. Ma la Spagna ha una disoccupazione al 24,5% e milioni di lavoratori sottopagati. La disoccupazione è diventata una vera piaga sociale. Podemos ha riunito gli attivisti che protestavano per le strade e i cittadini che si indignavano a casa loro, perché, tiene a precisare Eduardo, l'attivismo è importante, ma solo il popolo cambia i paesi ("convertir la indignación en cambio político manifesto"). Si dichiarano orgogliosamente populisti (una definizione condivisa dagli altri oratori). 
Dal punto di vista organizzativo Podemos predica e attua i precetti dei moderni movimenti: trasparenza assoluta (le ricevute, per favore), raccolta di fondi sempre per scopi specifici, accountability, utilizzo massiccio dei social-media, apertura a tutti - sicuramente hanno studiato il M5S. Nonostante Podemos sia un movimento di ispirazione dichiaratemente di sinistra, sia Eduardo, che altri attivisti presenti, hanno tenuto a dire che non vogliono più usare la parola "sinistra", perché per loro è un termine usurato e consumato, abusato da chi se ne dichiarava portavoce. Che sia una strategia di marketing? 
Sicuramente le parole con le quali ha denunciato le "forze selvagge non elette da nessuno" che dominano l'Europa, minandone la democrazia, sono importanti e di sinistra. Così come la dichiarata consapevolezza che il popolo non è fatto di attori razionali, che la rabbia è un sentimento comprensibile, ma che va tradotto in istanze sociali e poi in azione politica. Come ha detto egli stesso "It's not what you say, but what you do". Teniamoli d'occhio allora e vediamo cosa fanno.

Dopo Eduardo, è intervenuto Tariq Ali, intellettuale di origine pakistana, a causa dell'opposizione al regime militare della sua famiglia fuggito in Gran Bretagna, paese dove ha studiato e dove ha iniziato il suo attivismo fin dagli anni '60, contro la guerra in Vietnam. Maglione grigio a collo alto e giacca marrone lo collocano politicamente con precisione. Tariq ha analizzato lo stato della sinistra europea e britannica - in particolare il caso della Francia, che secondo lui ha chiuso il ciclo politico iniziato nel 1789, dove la sinistra è debolissima e i giovani ormai votano in gran maggioranza per Marine Le Pen. Ha espresso rammarico per il risultato del referendum scozzese, che contrariamente a come è stato dipinto, è stato un grande esercizio di democrazia e di battaglia per i diritti, come dimostra il risultato di Glasgow ("the greatest working class city"), dove ha vinto il SI. Avrebbe potuto anche citare l'Italia e lo ha fatto più tardi, rispondendo ad alcune domande, indicando lo smarrimento della sinistra e la confusione del M5S, che conduce battaglie in direzioni opposte. Anch'egli ha posto l'accento sul Partito Unico, che ormai dilaga in Europa, una onnipresente coalizione tra conservatori e social-democratici, con il controllo dell'informazione che contribuisce a creare una bolla, un'illusione - mentre i partiti di centro-sinistra attuano politiche terribili, ma col sorriso, tramite campagne di terrore e sotto il ricatto della necessita` che tutti soffrano terribilmente per uscire dalla crisi (ma ovviamente a soffrire sono sempre i soliti). 
Non si possono accettare compromessi con queste forze e questo è l'appello che ha voluto fare a forze come Podemos e Syriza. Il Labour inglese viene dato per perso, Tariq ha citato alcuni nomi di militanti che sarebbero ancora di sinistra, chiedendosi come facciano a restare nel partito, senza contare niente. Anche l'Inghilterra ha i suoi Civati...
Ha concluso con la raggelante domanda: può la democrazia sopravvivere al capitalismo?

Poi è stato il turno di Marina Prentoulis, docente di Scienze Politiche presso la East Anglia University e attivista di Syriza (acronimo che sta per Coalizione della Sinistra Radicale), il partito di Tsipras, attualmente in testa ai sondaggi in Grecia. Una battagliera senz'altro, ha parlato con grande energia e trasporto, urlando il massacro sociale in atto nel suo paese, ripetendo più volte una frase che ha sentito pronunciare dalle persone - "They want us all dead!". Syriza esiste ormai da diversi anni ed è gia` molto radicato nel territorio, soprattutto in questa fase durissima, nella quale ha costruito grandi reti di solidarietà per sostenere le milioni di persone in difficoltà. Non essere elitari è un punto cruciale per le loro lotte, non condurre il popolo, ma saper anche imparare da esso. Si stanno preparando a governare il paese e per questo motivo Marina ha chiesto il supporto di tutti. "Il 70% delle forze di polizia e l'esercito vota per Alba Dorata" - ha dichiarato, facendo intuire come una vittoria elettorale di Syriza, potrebbe portare ad una situazione tesissima, anche al rischio di un colpo di stato, esperienza che per la Grecia è ancora molto fresca nella memoria.

Infine ha parlato Ken Loach, un omino distinto, dall'aria molto docile e gentile, una persona buona. Per sua deformazione ha voluto narrare gli incontri con molti giovani, nelle parti più remote e trascurate del Regno Unito, soggetti a condizioni lavorative terribili, contratti a 0 ore, chiamati alle 5 del mattino per giornate lavorative di 12 ore senza essere pagati - solo per conservare il diritto di poterne avere altre eventualmente ed allora ottenere una modestissima paga. Le sue parole vibravano nel silenzio della sala, provocando commozione, anche nella sua voce, quando diceva con rammarico "Labour is gone, Labour is yesterday". Quando denunciava il tour guidato da Boris Johnson, sindaco conservatore di Londra, ad imprenditori venuti a fare un sopralluogo per la costruzione di appartamenti di super-lusso. Quando con voce spezzata ha detto "we can't mess it up this time!", non possiamo sbagliare, basta con la sinistra settaria e divisa. 
Questa è l'idea dietro a Left Unity, come poi ha spiegato Kate Hudson (solo omonima dell'attrice, cosa pensavate...), segretaria di questo nuovo partito, fortemente alternativo al Partito Unico e alle forze che hanno saputo capitalizzare il malcontento con campagne anti-immigrazione, come UKIP ovviamente, inseguite sullo stesso terreno ormai anche dai laburisti. 
In Inghilterra l'economia ha più facilita` a mitigare i problemi rispetto ad altri paesi, dotati dell'euro, dove sono esplosi, quindi Left Unity, ha detto Kate, non può attendere the Podemos moment, ma deve costruire con pazienza l'alternativa.

Cosi siamo arrivati alle domande, ed eravamo veramente in tanti a volerne fare. Io avrei voluto chiedere qualcosa sull'euro, ma non ho ottenuto la parola. Molti erano attivisti interessati a collaborare. Ho scoperto l'esistenza di un Podemos Londra, fondato da spagnoli, ma intenzionato a portare avanti le loro battaglie anche all'interno della società inglese, dove sono in tanti a lavorare, ad aver trovato le opportunità che ormai nei paesi del Sud sono del tutto scomparse.
Una militante di vecchia data ha raccontato di come avesse visitato alcune sedi di Rifondazione Comunista, ai tempi in cui era al governo, e di come fosse rimasta colpita dal fatto che il potere avesse allontanato la presenza del partito dal territorio - quindi partito/movimento, un dualismo da non rompere mai. Deve esserci "tensione  e non transizione tra il sociale ed il politico" (Eduardo Maura). Una donna voleva farsi sentire a tutti i costi, per parlare di femminismo, venendo redarguita - ne è nata una piccola lite con un altro dei presenti - per non dimenticare che a sinistra la dialettica è difficile da tenere a bada...



Un florilegio di "prego, parli sister!", "la parola al comrade", perché le denominazioni resistono all'usura del tempo. Sulle parole c'era qualche disaccordo, tra i nuovisti come Podemos e chi invece ritiene che la parola Sinistra sia imprescindibile, che voglia dire giustizia ed uguaglianza (è stato bello il racconto di Marina Prentoulis sulla madre nata su un'isola dove i dittatori esiliavano i "comunisti" e di come abbia imparato li` il significato di queste parole).



"Da ciascuno secondo le sue abilita`, a ciascuno secondo le sue necessita`", frase marxiana per eccellenza, citata da Kate Hudson per definire la sinistra. 
Mi piace ricordare che la Costituzione Italiana, questo vecchio orpello del passato, all'articolo 4, recita una frase che trovo bellissima:

"Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società"

Basta poco no? Basta ripartire da qui.

mercoledì 8 ottobre 2014

Il mio nemico

I capitali hanno da sempre individuato un nemico in chi esercitava un controllo, chi imponeva norme e leggi, chi richiedeva tasse - lo Stato.
Il modello liberal-democratico ha rappresentato il passaggio da una forma di governo di tipo assolutista o al massimo plebiscitario, nella quale il popolo continuava ad essere suddito di chi lo governava, soggetto ad ogni arbitrio del potere, ad una nuova architettura, che definiva con maggiore chiarezza dei confini non oltrepassabili dallo Stato, per non violare le inalienabili libertà individuali. Queste libertà andavano estese anche alle  "persone giuridiche", con l'intenzione di rompere i monopoli millenari, i protezionismi e il mercantilismo (la Germania ancora non ha imparato bene il concetto, leggetevi questo post a proposito) delle monarchie e di creare il "libero mercato". Così si passo` dallo schiavismo legale a quello "del lavoratore salariato": lo Stato si intrometteva poco, i capitalisti sfruttavano i propri lavoratori fino all'ultima goccia di vitalità e le condizioni erano disumane. Ma ben presto cominciarono le lotte, le rivendicazioni, la coscienza di classe, e piano piano anche le conquiste. E così dalla seconda meta` dell'ottocento in avanti vi fu un faticoso, ma continuo progresso, con interruzioni e regressioni e grandi guerre. La massima accelerazione di questo avanzamento vi fu nel secondo dopoguerra, con una notevole riduzione delle disuguaglianze, accettate dal capitale perché si trattava di un periodo di grandi ricostruzioni e profitti e inoltre i lavoratori andavano tenuti buoni, per paura di nuove rivoluzioni d'ottobre.

Ma col finire degli anni 70 il boom post-bellico andava esaurendosi (e le crisi petrolifere avevano dato un contributo), il margine di profitto si riduceva di conseguenza - era necessario trovare nuove vie e riprendere l'attacco al grande nemico - lo Stato.
Ronald Reagan e ancor di più Margaret Thatcher hanno assestato colpi decisivi, anche fortemente simbolici, allo Stato:

«Stanno scaricando i loro problemi sulla società. E come sapete, la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie. E il governo non può fare niente se non attraverso le persone, e le persone devono guardare per prime a sé stesse. È nostro dovere badare prima a noi stessi e poi badare anche ai nostri vicini. Le persone pensano troppo ai diritti senza ricordarsi dei doveri, perché non esiste un diritto se prima qualcuno non ha rispettato un dovere» (Margaret Thatcher, 31.10.1987)

Abbasso i diritti allora! Così è cominciata una seconda liberazione, il capitale poteva tornare alla caccia spregiudicata dei profitti. Erano necessari strumenti per facilitare questa inversione di marcia, in primis la diffamazione dello Stato. Stato corrotto, Stato spendaccione, Stato ladro, Stato illiberale. Vizi in parte reali e da risolvere, ma non certo demolendo il pubblico in favore del privato.
E ora i sacrifici richiesti ai paesi europei più in crisi vengono motivati con l'eccesso di debito pubblico, quando ormai nessuno in buona fede dovrebbe affermare che la crisi in cui ci troviamo dipenda dai debiti degli stati. Invece ancora molti ci fanno credere che sia così, per continuare a chiedere di consolidare i bilanci, fare austerità, tagliare spesa, tagliare servizi, tagliare diritti, tagliare salari, e lasciare libertà - libertà di scorribanda allo sfruttamento ed al profitto.

Eppure addirittura il vice-presidente della BCE, Vitor Constancio, scavalca a sinistra alcuni presunti compagni italiani, forse non rendendosi conto dell'importanza di queste parole, affermando come la crisi sia imputabile ad un eccesso di debiti privati, mentre solo dopo la sua esplosione, per salvare il sistema privato, i debiti sono diventati pubblici.
Secondo la migliore tradizione neo-liberista, si socializzano le perdite.

Quindi indigniamoci pure contro i politici corrotti e inetti, contro le inefficienze, contro gli sprechi, contro gli abusi, ma non forniamo questi argomenti a chi ne approfitta per demolire lo Stato, in nome di interessi che vengono da lontano e mirano a distruggere definitivamente i residui di giustizia sociale e democrazia che tentano ancora di sopravvivere. 
E non confondiamo la modernità con la restaurazione, la rottamazione con il disfacimento. Si è "cambiato verso" in peggio più di trent'anni fa. Sarebbe il caso, invece di proseguire, di ricambiareverso.

Non lo Stato, ma chi lo svuota di significato è il mio nemico.

sabato 4 ottobre 2014

Irreversibile

Il post precedente era un discreto mappazzone.
Vediamo se ritrovo il dono della sintesi.

Draghi pochi giorni fa a Napoli ha detto che l'euro è irreversibile, non per la prima volta. È uno strano argomento, visto che di politica si tratta, mentre di irreversibile forse c'è solo il tempo. Ha anche detto di comprendere l'euroscetticismo nei vari paesi, anche tra quelli che temono di dover pagare per gli altri. A questo proposito Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un interessante vox populi di turisti tedeschi in Italia, che dimostra come purtroppo circoli in Germania questo tipo di propaganda - ovvero che i sacrifici che gli toccano sono dovuti ai paesi mal-governati come l'Italia (con tutti gli stereotipi antropologici a corredo). Un'unica voce si esprime con l'argomento reale: la Germania è il paese che ha beneficiato più di tutti dell'euro, anche grazie alla cattiva gestione economica di paesi come l'Italia. Purtroppo però i capitali sono rimasti concentrati in pochissime mani, mentre al popolo tedesco è stata imposta una riduzione pesante dei salari, che ha permesso l'enorme competitività del paese - altro che investimenti e produttività alle stelle grazie all'etica del lavoro protestante... (qui un articolo di mesi fa di Repubblica, non certo un organo dell'euroscetticismo, riafferma chiaramente il meccanismo perverso di queste politiche).

Questo percorso è molto pericoloso. Da un lato una retorica anti-tedesca, anche motivata, ma difficile da rivolgere alla Germania come fosse un monolito, dall'altro una retorica anti-paesi-pigri-del-Sud, che rischia di montare visto che le cose cominciano ad andare malino anche lì. E quando i tedeschi si mettono in testa che la colpa è di qualcuno, normalmente non finisce benissimo...
Figuriamoci se questo è il momento di inventarsi una cosa come gli Eurobond, dove la Germania di fatto pagherebbe i debiti nostri.

Per questo è altrettanto pericoloso lasciare che l'argomento no-euro venga usato solo da forze nazionalistiche e xenofobe.
Ostinarsi a dire che l'euro è irreversibile rischia di portarci in modo irreversibile in una situazione pre-bellica.

Mi fermo e proseguo il discorso sulla retorica dello "Stato cattivo" la prossima volta.