venerdì 16 gennaio 2015

Un tranquillo weekend di no-euro - Episode I

La crisi economica continua ad occuparsi delle nostre vite, da anni ormai, e finiamo per convincerci che il QE di Draghi (che non è il QI, immagino piuttosto altino) sia la mossa giusta, o forse le riforme, oppure una generica cessione di sovranità. Sul tema euro resistono però ancora alcuni tabù.
Ho già scritto un post piuttosto complesso sul tema euro, ma lo spunto per il post attuale deriva dalla mia visita, ormai un paio di mesi fa, al convegno "'L'Italia puo' farcela?" organizzato dall'associazione a/simmetrie, presieduta dal Prof. Alberto Bagnai, economista, docente all'Università di Pescara.
Avevo preso appunti, mi ero ripromesso di scriverne, poi la mia tendenza a posticipare ha avuto il sopravvento. Ora provo a pubblicare qualcosa, magari a episodi, cominciando dal principio...



Premetto una cosa - chiunque usi l'argomento "uscita dall'euro" come fosse una pozione magica che risolve ogni problema non rende giustizia alla serietà della questione, ma allo stesso tempo chi attribuisce il tema al bieco nazionalismo populista, al desiderio di alzare barricate, cacciare lo straniero e fare la guerra sta per lo meno sbagliando del tutto, quando invece non è in mala fede e difende interessi contrari a quelli dei quali si proclama tutore.
Sono arrivato a convincermi del fatto che l'uscita dalla moneta unica sia la condizione necessaria (ma non sufficiente) affinché si possano mettere in pratica con efficacia quelle politiche che si reclamano a Sinistra (quella con la S maiuscola). Che poi al momento non ci sia nessun interprete di queste politiche è un altro problema, non da poco, ma si tratta di una questione trasversale. 
Nelle condizioni attuali, invece, un improvviso impeto di buona politica che introducesse misure serie contro evasione, corruzione e criminalità, così come politiche di spesa pubblica, richieste di sforare i vincoli, di ristrutturare il debito - vedrebbe vanificati gli effetti benefici, finendo per continuare a finanziare gli squilibri europei. E consegnerebbe il paese nelle mani della troika.

Il convegno di Pescara è stata un'occasione veramente interessante per sentir parlare personalità di grande spessore, che ora vi racconto un poco, per farvi capire che non di solo Salvini è fatto il mondo no-euro.

Annessione


Il primo relatore è stato Vladimiro Giacchè, economista-filosofo laureato alla Normale di Pisa, che ha raccontato gli aspetti meno noti dell'unificazione tedesca, argomento sul quale ha anche scritto un libro molto interessante, intitolato Anschluss - l'annessione. Vi consiglio di guardare questa intervista del TG2 relativa all'argomento. Ma tento qui di riassumere i punti centrali e rilevanti rispetto al tema euro: l'unificazione tedesca è stata una operazione molto articolata, necessariamente, perché per produrre un unico Stato, la Germania Ovest ha dovuto stravolgere l'economia pianificata di stampo sovietico della Germania Est in una "normale" economia di mercato. Per fare ciò è stata applicata una terapia d'urto, secondo il principio per cui era necessario riazzerare tutto per poter ripartire nel modo "giusto". Quindi l'economia dell'Est, che era invero non in condizioni smaglianti, ma relativamente molto migliori di quella degli altri paesi orbitanti attorno all'URSS, è stata del tutto devastata, svendendo tutte le aziende statali - il PIL è precipitato del 44% tra il 1989 ed il 1991, le città si sono spopolate e coloro che sono rimasti sono diventati manovalanza a basso costo per le aziende dell'Ovest. Di fatto si è trattato quindi di una annessione, più che di una unificazione.


Nelle differenze, esiste una similitudine con l'eurozona e l'operazione attuata dai paesi dell'area del marco (cosiddetti paesi centrali) rispetto ai paesi dell'Europa del Sud (paesi periferici).
Il feticcio della stabilità dei prezzi e della Banca Centrale indipendente dal potere politico obbligano i paesi periferici a competere con quelli centrali, ma non avendo sovranità monetaria, non avendo una valuta svalutabile, non potendo investire soldi in tempo di crisi - i privati per mancanza di denaro o di fiducia, lo Stato perché obbligato a sostenere tagli di bilancio - l'unico modo per guadagnare competitività è quello di fare una svalutazione interna, cioè abbassare i salari, o per dirlo in modo più elegante fare le riforme strutturali, o per dirlo in modo più anglosassone fare il Jobs Act.

Angela Merkel proviene dalla Germania Est, ha vissuto sulla sua pelle il "salvataggio" della Germania Ovest, ma da una posizione privilegiata e convinta che ci fossero delle colpe da espiare. Ora è convinta che l'Europa non possa fare ciò che fece l'Ovest. La Germania ha fatto il suo, è un paese virtuoso e snello, i paesi del Sud invece sono indolenti e obesi - l'aiuto massimo che puo' essere concesso è fornire il medico con la cura, ovviamente l'austerità.
Il risultato si puo' riassumere con la famosa frase:
L'operazione è perfettamente riuscita, ma il paziente è morto.


Modelli



La seconda sessione è stata la prima occasione di confronto con chi la pensa diversamente - il Prof. Francesco Lippi, ed il Prof. Andrea Boltho - che si sono prestati ad una analisi di una prima versione del modello econometrico sviluppato da a/simmetrie: cosa succederebbe in caso di uscita dall'euro?

Agli economisti non viene riconosciuta una grande dote di previsori, anche se sul fallimento della moneta unica si erano espressi autorevolissimi studiosi molti anni prima della crisi e dello stesso euro. I motivi per i quali comunque previsioni su crescita, occupazione ed altri indicatori vengano disattese sono fondamentalmente due: l'inadeguatezza dei modelli, il "ritocco" dei dati. Il FMI ha presentato in questi ultimi anni una tale serie di previsioni errate, da far sospettare (per non dire avere la certezza) che qualcuno abbia richiesto previsioni di un certo tipo. Viceversa è anche vero che le variabili in gioco sono molteplici ed ugualmente che i fattori che incidono sui reali esiti possono sfociare in ambiti diversi dell'economia.
In questo senso il modello proposto è stato presentato con tutte le cautele del caso, premettendo l'eroicità di arrischiarsi in una previsione, il fatto che comunque si tratta di un modello che non tiene conto di un cambiamento nelle politiche del governo e di altri fattori - queste debolezze sono state messe in evidenza da Lippi per affermare che, di fatto, i risultati fossero quindi poco significativi. A me è parso che la critica sulla poca validità scientifica del modello sia però stata sostituita da un altrettanto poco scientifico pregiudizio nei confronti di una rinuncia all'euro, portando come "prove" solo i soliti luoghi comuni.
Dal mio punto di vista questa sessione ha messo in evidenza quanto sia importante la razionalità e la logica economico-politica, rispetto ai risultati di modelli da prendere con molta cautela, quando si tratta di previsione. Ed è molto importante che i numeri relativi ai dati del passato siano presentati in un quadro chiaro, non decontestualizzati e non correlati in modo metodologicamente sbagliato (quando non intenzionalmente sbagliato).
Per dare i numeri è necessario essere un po' folli e non aver paura della verità.



Politici



La sessione politica è stata in parte una sessione gossip - l'incontro con questi VIP della vita pubblica, che passano da un salotto televisivo all'altro, era interessante per tentare di estrapolare un po' di verità da questa presenza in full-live-hd-3d, insomma, in presenza di persone in carne ed ossa.

Gianni Cuperlo, Fausto Bertinotti, Andrea Colletti, Giorgia Meloni, Matteo Salvini - riassumere ciò che hanno detto in pubblico pare superfluo, sono tutte le cose che già si conoscono da ogni altro intervento. Magari è interessante notare come Cuperlo abbia dato credito ad un ragionamento sull'uscita dalla moneta unica, nel suo modo molto sottile ed intellettuale, denunciando l'europeismo ideale che si è staccato dalla realtà di politiche che hanno sempre fatto prevalere il mondo finanziario, il capitale, il liberismo, rispetto all'occupazione e ai temi di rilevanza sociale. In questo modo si è reso complice di queste politiche, difendendo a tutti i costi un'Europa inesistente. Cuperlo è stato anche onesto nell'autocritica del linguaggio dei politici, rispetto alla molto maggiore rilevanza di chi nel mondo accademico non è a caccia di voti.
Forse è interessante il ragionamento di Bertinotti, che ha fatto un discorso a lui caro, la lotta di classe agita dall'alto verso il basso, in atto da molti anni, comune a tutti i paesi europei, per cui l'euro sarebbe solo un alibi - mentre, secondo l'opinione che mi sono formato, l'euro è uno strumento importante per intensificare questa lotta di classe contro i più deboli.
Molte altre frasi erano buone per Ballarò, ma si sa, sono fatti così, come slegano slogan i politici...


Il resto, alla prossima puntata...